Dai una 2econda vita ai tuoi capi.

Un mondo senza rifiuti è un mondo pulito per te

Lo sapevi che nel tempo che ci metti a leggere questa pagina l'equivalente di 240 camion della spazzatura pieni di abiti, viene bruciato o gettato nella discarica?

I have nothing to wear”

Una ragazza inglese su tre considera vecchi i vestiti dopo averli indossati 2 o 3 volte, considerando poco bello essere immortalata in più di una foto con lo stesso outfit. 

 

Può fare la differenza trasformare abiti che semplicemente non ci piacciono più?

La moda sostenibile è la soluzione alla ripresa economica e ambientale? 

Buy less, buy better​

Compra meno, compra meglio...
Lo shopping è una forma di intrattenimento, con ritmi forsennati di progettazione, produzione e distribuzione per soddisfare una domanda crescente di abiti e accessori economici e sempre nuovi.

Riciclare e rammendare viene considerato fuori moda. Fino ad ora. 

Fino a quando Giorgio Armani ha detto una frase che ha circolato per l'intero pianeta: "L’emergenza attuale dimostra come un rallentamento attento e intelligente sia la sola via d’uscita"


Niente di ciò che indossiamo sarà più come prima

Il settore moda sta cercando la sua nuova dimensione. Che è fatta di tempi, modi di produrre e comunicare diversi da quelli che hanno caratterizzato l’industria fino a oggi. Si è auspicato un rallentamento dei ritmi della produzione, che si traduce in meno quantità e più qualità.

Sembrerà un paradosso ma la Covid-19 ha accelerato il rallentamento dell’intero sistema. La crisi ha messo in evidenza il legame diretto tra ambiente e salute portando istituzioni, aziende e singoli individui a cambiare mentalità.

Un’economia lineare, ad esempio, prevede che un capo venga gettato alla fine del suo ciclo di vita; una circolare invece reimpiega i materiali estendendone la durata nel tempo.

La crisi da Covid-19 ci ha fatto capire quanto sia importante la consapevolezza di ciò che si acquista.

Prima...

Che futuro ci attende?

In tempi di grande incertezza, il settore moda sta cercando la sua nuova dimensione. Che è fatta di tempi, modi di produrre e comunicare diversi da quelli che hanno caratterizzato l’industria fino a oggi. Sembrerà un paradosso ma la Covid-19 ha accelerato il rallentamento, dell’intero sistema.

Il che si traduce in sostenibilità.

La crisi ha messo in evidenza il legame diretto tra ambiente e salute portando istituzioni, aziende e singoli individui a cambiare mentalità. “Abbiamo visto crescere in maniera fortissima dal punto di vista del consumatore la domanda ‘Cosa c’è dentro questi abiti? Chi li ha fatti? Posso fidarmi?’ – ci spiega Giusy Bettoni, amministratore delegato e fondatrice di C.L.A.S.S., acronimo di Creativity, Lifestyle and Sustainable Synergy, l’eco-hub specializzato nella comunicazione di tessuti e materiali impiegati nella moda sostenibile.

Troppo spesso emerge che “il consumatore non ha elementi per valutare se davvero un capo è sostenibile o meno”.

 

Consumatore che, dal canto suo, deve essere il primo fautore dei nuovi tempi della moda, comprando meno e meglio, allungando il ciclo di vita degli abiti, passando dalla logica Take-Make-Dispose a quella reduce-reuse-recycle, e informandosi adeguatamente.

Questa situazione ci sta dando l’opportunità di rallentare, di rispettare. Questa è la direzione ideale per il bene di tutti.

Quella della responsabilità.

 

(fonte: www.lifegate.it)
 

...dopo.

"QUESTO NON MI RIGUARDA... "

 

Hai pienamente ragione, io a parti invertite arriverei alla stessa conclusione. Anche io fino a poco tempo fa avevo l'armadio pieno di vestiti, di un capo avevo almeno 3 colori diversi. Ogni tanto in fondo all'armadio trovavo capi ancora con l'etichetta che non ricordavo nemmeno quando o dove l'avevo comprato...

Ho iniziato a essere sensibile a questo argomento dopo la nascita di mio figlio. Ho iniziato a guardarmi davvero intorno e a vedere per la prima volta dove viviamo e mi sono detta "Che razza di mondo gli sto lasciando?"

Io da piccola raccoglievo un frutto e lo mangiavo senza lavarlo, lui deve prima lavarlo con un disinfettante. Mia mamma faceva la spesa tranquillamente e velocemente. Io ora ci metto il doppio del tempo perchè devo controllare bene cosa contiene quello che compro... E questi sono solo due piccole difficoltà quotidiane, ma ce ne sono altre più grandi che alla fine conosciamo tutti ma pensiamo non ci riguardi. 

Ogni grande cambiamento è possibile solo con piccoli passi fatti nella quotidianità.

 

Il riciclo è alla base di uno stile di vita sostenibile. Quello personale, fatto in casa, si fa riutilizzando in qualche altra maniera oggetti che hanno esaurito la propria utilità nella loro mansione principale. Barattoli di vetro, contenitori, bottiglie ecc…

E quello che più mi appassiona vecchi vestiti, borse, scarpe. Il solo limite è la fantasia. Ogni borsa che realizzo è un'opera d'arte creata a quattro mani con le mie clienti. Ogni particolare studiato, perché il capo non perda la sua originalità. Perché i capi che amiamo abbiano una seconda vita. Perché legati ad un ricordo o un evento che non vorremmo mai dimenticare...

COME FUNZIONA

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  • Sei libera di confermare o no il progetto

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Gli effetti negativi che smog e inquinamento hanno sulla salute sono ormai noti, ma se ci fosse anche una correlazione con le epidemie virali?

La lotta all’inquinamento atmosferico è da tempo una priorità per tutti i paesi industrializzati poiché rappresenta la principale causa del surriscaldamento del pianeta, le cui conseguenze minacciano non solo l’ambiente ma soprattutto la salute.

In questo periodo, all’emergenza smog si è associata una ipotesi di correlazione positiva tra l’inquinamento e la velocità di sviluppo di malattie virali, come il Covid-19, che sta attirando l’interesse di numerosi ricercatori.
Gli effetti dello smog sulla salute
Ci sono diverse componenti dello smog che possono essere dannose per la salute. Si tratta di tutte quelle particelle, gas e liquidi volatili che hanno origine dai processi di combustione come lo scarico di veicoli a diesel o a benzina, i processi industriali, la produzione di energia elettrica e il riscaldamento domestico.

Particolarmente inquinanti sono le particelle sospese (o Particolato Totale Sospeso) che comprendono polveri PM10 (ossia con un diametro inferiore a 10 millesimi di millimetro), polveri sottili PM2.5 e polveri ultrasottili. Queste ultime due sono gli inquinanti più dannosi per la salute: sono costituite da svariate sostanze tossiche (solfati, nitrati, metalli) e, grazie alle piccolissime dimensioni, vengono trasportate anche a lunga distanza e negli ambienti chiusi, penetrando facilmente nel tratto superiore dell’apparato respiratorio (dal naso alla laringe).
 

Le patologie correlate a smog e inquinamento

Le patologie potenzialmente attribuibili agli inquinanti ambientali possono comportare sia reazioni acute che sintomatologie croniche.

Nei soggetti predisposti può verificarsi:

  • un aggravamento di sintomi respiratori con la comparsa di infezioni respiratorie acute o asma bronchiale

  • un danneggiamento del sistema cardiovascolare tale da incidere sulla coagulazione del sangue, restringendo le arterie e mettendo il cuore in condizioni di stress.

 

Mentre nei casi di esposizione prolungata allo smog, i sintomi possono cronicizzarsi e manifestarsi con: 

  • tosse e catarro persistente

  • diminuzione della capacità polmonare, bronchite cronica e perfino BPCO;

Molti studi, inoltre, hanno osservato come le polveri sottili comportino sostanziali incrementi anche di tumore ai polmoni, soprattutto se in associazione con altri noti fattori di rischio quali il fumo di sigaretta e alcune esposizioni professionali.

Infine, non è da escludere il rischio aumentato di attacchi di cuore, ictus, demenze, malattie renali e diabete, oltre effetti dannosi in gravidanza.

Esiste una relazione tra smog e pandemia Covid-19?
Le alte concentrazioni di smog con cui quotidianamente conviviamo rappresentano, come detto, un vero e proprio induttore e moltiplicatore di malattie, per questo agli studiosi epidemiologi non è sfuggita la possibile relazione tra questo fattore ambientale e lo sviluppo della pandemia Covid-19.

Dalle prime osservazioni pare infatti che tra loro vi sia una correlazione positiva, cioè dove più alto è il tasso di inquinamento tanto più elevate sono le conseguenze della malattia infettiva, senza che però nessuno dei due possa essere indicato come causa dell’altro.

Eppure, la possibilità che un virus si diffonda maggiormente in aree più inquinate e generalmente anche più densamente popolate (da persone con sistema immunitario, respiratorio e cardiocircolatorio già potenzialmente compromesso) sembra una ipotesi ragionevole da desumere vista l’evoluzione epidemiologica nelle città di Wuhan, Milano, New York.

Due sono le ricerche scientifiche che hanno contribuito ad accendere il dibattito. Il primo è uno studio condotto dalle università di Bari e Bologna che ha osservato un’alta correlazione tra le aree geografiche con livelli di inquinamento oltre il limite consentito e la diffusione assoluta di contagiati su scala provinciale.

Mentre il secondo è uno studio di Harvard ed esteso a tutti gli Stati Uniti, che sostiene il forte legame esistente fra PM2.5 e letalità del Covid-19, evidenziando come ad ogni microgrammo in più di smog per metro cubo (mcg/m3) corrisponda un incremento di mortalità del 15% in quella area.

(fonte: www.paginemediche.it)

"Non è facile cambiare le abitudini e la mentalità delle persone, ma certamente li si può aiutare a comprendere quanto possa fare la differenza non gettare abiti che semplicemente non piacciono più. Tutto può acquistare una nuova vita. È importante che il concetto di moda sostenibile continui a svilupparsi insieme a tutto ciò che contribuisce all’eliminazione dell’inquinamento ambientale, perché altrimenti il problema non sarà più “non ho niente da mettermi”, ma sarà “non ho un ambiente in cui vivere”.

(Fonte: https://magazine.impactscool.com/cambiamento-climatico-e-ambiente/lindustria-tessile-fra-le-realta-piu-inquinanti-cresce-la-moda-sostenibile/)

Tra tutte le aziende di abbigliamento europee, il numero medio di collezioni è più che raddoppiato, da due all’anno nel 2000 a circa cinque all’anno nel 2011. E quando l’invenduto si accumula, sorge il problema di come smaltirlo – argomento che verrà trattato in modo più approfondito nei capitoli seguenti –: una delle pratiche più diffuse è quella di bruciare gli abiti in eccesso per fare spazio alle nuove collezioni. Si stima che l’equivalente di un camion della spazzatura pieno di vestiti venga bruciato o mandato in discarica ogni secondo, per un totale all’anno corrispondente a circa l’85 per cento dei tessuti.

 

Va da sé che le conseguenze ambientali e sociali peggiorano in maniera proporzionale all’aumentare della produzione, che richiede l’utilizzo – e lo spreco – di enormi quantità di acqua, l’uso di sostanze chimiche, che provocano l’inquinamento di acque e suolo, e l’emissione di significative quantità di gas serra, tra i maggiori responsabili della crisi ambientale che stiamo vivendo.

E' Rivoluzione nel Mondo della Moda... Vuoi farne parte?

“In natura tutto ciò che accade, tutto ciò che si trasforma avviene secondo un andamento a cerchio, un “cerchio che sempre si chiude”; in natura tutto ciò che è eliminato da un organismo, come rifiuto, viene utilizzato dall’ ambiente o da altri organismi. Invece, nella vita di oggi, questo cerchio non si chiude più; la produzione di rifiuti ha ritmi troppo veloci, e le scorie inquinano il mondo, tutto ciò che ci circonda.

E’ una questione di quantità. Estraiamo il petrolio, lo raffiniamo e lo distilliamo in benzina e gasolio, bruciamo i due nuovi prodotti, produciamo fumi che si espandono nel cielo; questo processo provoca inquinamento, ma è un inquinamento che, in proporzioni ridotte, viene neutralizzato, scomposto dall’ ossigeno, dall’atmosfera, dall’ acqua. Ma se la quantità di scarti è troppo grande, allora resta la scoria non più eliminabile. Siamo abituati a pensare che sulla nostra piccola Terra abbia un senso il “buttar via”; in realtà noi non buttiamo via mai nulla. Possiamo spostare i rifiuti più in là, fuori della nostra vista e del nostro contatto diretto. E’ ormai indispensabile impegnarsi per ricostruire il cerchio che abbiamo rotto."

 B. COMMONER

Punto Zero Lab di Patrizia Funghetti P. I. 04453770408

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